
L’IA non è una novità, ma solo negli ultimi anni ha conquistato un ruolo centrale nel dibattito pubblico. Se in passato era un concetto astratto, relegato alla fantascienza, oggi è un elemento familiare, quotidiano e tangibile.
Ma quando è entrata veramente a far parte dell’immaginario collettivo? E come si è evoluto il modo in cui la percepiamo?
Le prime tracce di Intelligenza Artificiale: da Turing a McCarthy
Ad avviare il dibattito scientifico sull’IA è Alan Turing, nel 1950. Nell’articolo Computing Machinery and Intelligence, il matematico britannico solleva un quesito esistenziale: possono pensare le macchine? Da questo interrogativo prende forma il celebre test di Turing, fondato sull’idea che l’intelligenza non vada misurata in base alla comprensione interna o alla coscienza, ma piuttosto in relazione alla capacità di un sistema artificiale di imitare il comportamento umano in un contesto specifico.
L’espressione Intelligenza Artificiale, tuttavia, viene coniata ufficialmente solo nel 1955, dall’informatico statunitense John McCarthy. Nel documento A Proposal for the Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence, redatto in occasione dello storico convegno svoltosi al Dartmouth College di Hanover nel 1956, McCarthy dichiara: «Lo studio procederà sulla base della congettura per cui, in linea di principio, ogni aspetto dell’apprendimento o una qualsiasi altra caratteristica dell’intelligenza possano essere descritte così precisamente da poter costruire una macchina che le simuli».
Il mito dell’IA nella fantascienza classica
Spesso la fantasia precorre i progressi della scienza. Già nel 1942 Isaac Asimov esplora il dilemma etico del rapporto uomo-macchina. Nel racconto Circolo Vizioso (Runaround) l’autore statunitense formula le Tre Leggi della Robotica, che ancora oggi rappresentano un punto di riferimento nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale:
- un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
- un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto con la Prima Legge.
- un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
Nei suoi racconti, Asimov formula ipotesi in cui i robot si trovano ad affrontare dubbi morali che sfidano queste regole, sviluppando una propria etica, oltre quella definita dai creatori. Ciò pone le basi per concepire scenari distopici, in cui le macchine “senzienti” si mostrano autonome e incontrollabili. È il caso di HAL 9000, principale antagonista nel film 2001: Odissea nello spazio (1968), diretto da Stanley Kubrick. Il supercomputer, progettato per gestire le operazioni della nave spaziale Discovery One durante una missione verso Giove, ha una capacità cognitiva straordinaria. Concepito per essere perfetto, nel momento in cui gli astronauti iniziano a dubitare della sua infallibilità, compromette le proprie funzionalità e assume comportamenti ostili verso l’equipaggio.
L’Intelligenza Artificiale nella cultura di massa
Nella produzione cinematografica degli anni ’80 e ’90, l’IA riveste il duplice ruolo di minaccia e potenziale alleata.
Nell’epico Blade Runner (1982), diretto da Ridley Scott, i replicanti sono androidi dotati di memoria artificiale, creati per svolgere lavori pesanti in colonie lontane. La loro capacità di sviluppare stati d’animo e desideri umani, nonostante il brevissimo ciclo di vita a cui sono destinati, solleva interrogativi complessi riguardo alla coscienza, all’identità e ai diritti delle intelligenze artificiali. Grandi successi come Terminator (1984) e Robocop (1987), a loro volta, enfatizzano gli aspetti problematici dell’IA, che viene raffigurata come una vera e propria “macchina da guerra”, in conflitto con l’umanità.
Alcune serie televisive dello stesso periodo offrono, al contrario, interpretazioni affascinanti dell’IA, vista come un’entità benefica, che aiuta le persone a risolvere situazioni difficili. In Supercar, andata in onda su Italia1 a partire dal 1984, l’IA è rappresentata da KITT (Knight Industries Two Thousand), un’auto progettata per assistere il protagonista, Michael Knight, con cui instaura un legame familiare e profondo. In Star Trek: The Next Generation, sequel dell’iconica saga degli anni ’60, il personaggio di Data, interpretato da Brent Spiner, è un androide avanzato, dotato di autocoscienza e di una personalità unica. Nonostante sia una macchina perfetta al servizio dell’equipaggio, è in grado di interagire con gli altri membri in maniera empatica, tanto da sviluppare una relazione di affetto e reciproco rispetto con il capitano Jean-Luc Picard.
Dall’immaginazione alla realtà percepita
Negli anni 2000, con la diffusione di Internet, l’IA entra nella vita quotidiana, in modo impercettibile ma pervasivo. Con il tempo il suo impatto diviene fondamentale in vari settori, trasformando il modo in cui gestiamo e accediamo alle informazioni. Google svolge un ruolo fondamentale in questo processo, a partire dal motore di ricerca. L’evoluzione dei suoi algoritmi permette di offrire risultati sempre più pertinenti e personalizzati, analizzando vasti volumi di pagine web e comportamenti di ricerca. Nel 2011, con l’introduzione di Siri da parte di Apple, si arriva a un punto di svolta. Siri è uno dei primi assistenti virtuali a utilizzare l’Intelligenza Artificiale per l’elaborazione del linguaggio naturale (NLP), consentendo agli utenti di interagire con i propri dispositivi attraverso comandi vocali. Non si tratta di un semplice riconoscitore vocale: grazie all’IA, è in grado di comprendere le domande degli utenti, rispondere in modo coerente e svolgere una serie di compiti pratici, come inviare messaggi e impostare promemoria.
In questo periodo la narrazione cinematografica si pone nuovi interrogativi sul rapporto emotivo tra umani e IA. Nella pellicola del 2013 Her, diretta da Spike Jonze, il protagonista (interpretato da Joaquin Phoenix) sviluppa una relazione “sentimentale” con il sistema operativo intelligente Samantha, che ha la voce suadente di Scarlett Johansson. Il film mette in discussione il nostro rapporto con la tecnologia, esaminando i confini tra i rapporti umani e le interazioni con entità virtuali, mostrando come le persone possano trovare connessione e conforto in forme non convenzionali di relazione.
L’IA come parte integrante dell’esperienza collettiva
Di recente l’IA è passata dall’essere un concetto teorico, confinato agli ambienti accademici e alla fantascienza, a un elemento tangibile e pratico. Ad accelerare il cambiamento è stato il lancio della versione pubblica di ChatGPT da parte OpenAI (novembre 2022), che ha reso la piattaforma accessibile a livello globale. Questa apertura ha fatto sì che, in breve tempo, l’uso dell’IA generativa si diffondesse non solo tra gli esperti di tecnologia, ma anche tra i professionisti, gli studenti e le aziende attive in altri settori, trasformandosi in uno strumento utile per l’automazione dei compiti, la generazione dei contenuti e la risoluzione dei problemi. La diffusione in ambiti creativi, come la musica, la grafica e la scrittura, l’ha resa uno strumento rilevante anche sotto il profilo artistico, permettendo di realizzare opere di buona qualità, pur non possedendo competenze tecniche specifiche.
Complice il forte impatto mediatico, a partire dal 2023 l’Intelligenza Artificiale è diventata parte integrante del linguaggio comune e oggetto di utilizzo quotidiano da parte di milioni di persone. Ha smesso, così, di essere un elemento astratto o meramente scientifico, per diventare parte reale e visibile dell’esperienza quotidiana collettiva.